domenica 27 marzo 2022

IERI HO AVUTO PAURA

 A un certo punto ieri sera ho avuto paura, il cuore ha cominciato a battermi fortissimo anche se apparentemente ero calmo, molto calmo, sorridente, e da fuori non si vedeva proprio niente, ma ho avuto paura. 

Nel tardo pomeriggio sono uscito di casa per andare a fare la mia solita camminata a passo sostenuto, perché devo assolutamente dimagrire, sono sovrappeso in un modo che non è più tollerabile, e ho scoperto che dimagrire è un lavoro! 
Così, come costanza vuole, nel tardo pomeriggio, messi da parte i vari impegni quotidiani, ho infilato le scarpette di gomma e sono andato. 
A metà strada sono come sempre passato per una piazza, dove ci sono panchine, anziani, badanti, qualche tavolino di bar e tanti ragazzini che giocano a pallone. 
La sera era appena calata e c'erano i lampioni accesi. L'immagine di quei ragazzini, dieci, dodici, forse quindici anni che giocavano a pallone mi ha affascinato, poiché è sempre più raro vedere nelle nostre piazze dei ragazzi che giocano a calcio. Ormai vanno tutti nelle scuole-calcio, nei campetti attrezzati delle parrocchie o dei quartieri popolari, ma i ragazzini che in una piazza, isola pedonale ovviamente, giocano mettendo le giacche in terra per fare le porte è roba che mi riporta alla mia infanzia. 
L'immagine era toccante, e ho deciso di fare una foto che avrei poi postato sui social con qualche bella frase che esprimeva il mio sentimento di dolce nostalgia. 









Ma nel mentre scattavo, un pensiero terribile mi ha attraversato la mente: e se mi prendono per un pedofilo? 
Fatta la foto col cellulare mi sono allontanato, ho visto che c'era una chiamata cui non avevo risposto e ho richiamato. Ma intanto ho sentito i ragazzini urlare un qualcosa di cui non distinguevo tutto, se non poche ma inquietanti parole: "La fotografia... il telefono... è quello là... ha fatto la foto...". 
Il telefono squillava e nessuno all'altro capo rispondeva, e io intanto sentivo i passi di ragazzi che mi rincorrevano. Ho continuato a camminare, ostentando calma e attenzione ai miei affari. 
A un certo punto un ragazzino di un dodici anni, su un monopattino, mi ha affiancato e ha gridato a un altro: "è lui", e un altro dodicenne mi è corso affianco. Ho chiuso l'inutile telefonata e il ragazzino a piedi mi ha chiesto: "ma vi siete preso il telefono?". L'ho guardato, e con un grande sorriso sostenuto da molta calma ho risposto: "no, guarda, è il mio". 
Il ragazzino ha guardato la schermata ed è corso via urlando al compagno: "no, è suo", e si sono allontanati. 
Una coppia che era dietro di me ha incrociato il mio sguardo e mi ha sorriso per la comica scena, ma dentro il mio petto il cuore andava a mille. 
E se mi avessero preso per un pedofilo, per uno che andava facendo foto ai ragazzini per chissà quale vergognoso motivo, se fosse scoppiata una situazione allucinante nella quale come avrei potuto difendermi? 

Non lo avrei creduto mai, ma mi sono calmato a fatica, e ho capito. Ho capito in che schifo di mondo viviamo, e come tutta l'informazione malsana, che condiziona le nostre vite ci entri dentro anche se non vogliamo, si acquatti nel fondo del nostro animo e lo scuota quando meno ce lo aspettiamo come una improvvisa burrasca in mare. 
Come ho potuto avere così paura di due dodicenni? Ne ho avuta perché tutto poteva in un lampo volgersi al peggio e per un nonnulla, perché basta una parola a inchiodare le persone, per metterle alla gogna, perché nessuno di noi ha più un rapporto sereno con il mondo che lo circonda, perché ormai ogni nostro gesto è fortemente condizionato dal pensiero e dagli sguardi che ci circondano. Non siamo più liberi dentro.

Ho cancellato la foto. Che mi era venuta anche male. 

domenica 27 febbraio 2022

IO NON SONO DALLA PARTE DI PUTIN, MA...

Io non sono dalla parte di Putin.
Per lo meno non lo sono come tifoso.
Mi sforzo, per quanto possibile, di essere lucido ed equilibrato nelle analisi e nel giudizio. 
Ma queste mie analisi, questi miei giudizi, dipendono inevitabilmente dalle informazioni che mi giungono.
Ed è qui che il problema esplode.

Non sono dalla parte di Putin e contro l’Ucraina, o contro quell’Occidente che difende a spada tratta l’Ucraina, sono contro – e lo sarò finché non mi verrà fornita una sostanziosa prova contraria – contro l’informazione, questa informazione, che manipola perpetuamente le notizie, che le fornisce a sostegno di una ideologia e di una propaganda costante e implacabile, il cui unico scopo è convincerti della bontà del mondo in cui sei stato immerso, mondo in cui stai male, di cui percepisci, sulla tua stessa pelle, il disagio di vita, l’ansia che ti produce, il dolore e la sofferenza, eppure questa propaganda fa di tutto per dirti che tu devi amare il tuo dittatore, che ogni cosa che viene fatta dai tuoi governi è fatta per il tuo bene, e nel caso tu percepisca un male, un disagio, tale disagio dipende da te, che sei inadeguato o inadatto o disadattato rispetto alla bontà dell’operato del tuo governo. Se stai male è colpa tua. Se non comprendi che Putin è un dittatore, di sicuro in qualche modo è colpa tua. Se non capisci che la UE, l’euro, il vaccino, o l’unione bancaria, o il MES, o il PNRR, o il Trattato del Quirinale, o la Transizione ecologica e digitale… sono fatti per il tuo bene, la colpa è solo tua.

Io non sono dalla parte di Putin, anche se spero, a questo punto in una sua vittoria a tutto tondo, piena, e non soltanto sull’Ucraina, ma su questo sistema liberista-progressista-globalista che sta distruggendo le nostre vite, le nostre civiltà, tradizioni, storie, famiglie. Io sono contro questa informazione truffaldina che manipola i fatti, che non informa più, che si nutre solo di opinioni facendole passare per fatti, io sono contro questo inganno costante.
Decidiamo cosa votare, cosa fare, decidiamo “cosa ne penso” sulla base delle informazioni che riceviamo. Siamo certi di decidere in un pieno regime di verità e libertà?
Una vera e libera informazione è il fondamentale presupposto per una compiuta democrazia.
Noi non siamo in democrazia.
Questa informazione, ormai a livello globale, mente da anni, ed in maniera spudorata. Quasi mai ammette i propri errori, e più inganna più insiste nell’inganno.
E la menzogna ha un suo cardine ben preciso dal quale non può prescindere: soffocare il dibattito, stritolare le altrui opinioni, screditarle, ridicolizzarle, renderle insomma inutili e inaffidabili.
E qui veniamo all’altra parte della storia: i fruitori dell’informazione.

Quale speranza possiamo avere se i cittadini male informati nel corso dei decenni hanno compreso di essere male informati, ma ad ogni nuova occasione si fidano e ri-fidano di quella stessa informazione che li ha ingannati?
Il conto delle menzogne che ci sono state propinate è grande, le prove e controprove immense, a cominciare dai benefici che ci avrebbe portato essere in una Unione Europea, per non dire di quelli che ci avrebbe portato l’euro (cosa ormai ammessa anche da quella informazione che si batteva per la sua indiscutibilità), per non dimenticare l’inganno dello spread o i vantaggi del bail-in, oppure le menzogne su una immigrazione irregolare e incontrollata, o sul mercato libero e la libera concorrenza (che a guardar bene non esiste ed è deleteria per i lavoratori), e non dimentichiamo le menzogne sui vantaggi che al nostro Paese avrebbero portato le privatizzazioni, lo smantellamento delle grandi industrie di Stato, o quelle sui vantaggi della integrazione tra Sanità pubblica e Sanità privata, la trasformazione degli ospedali o delle università in aziende, le riforme della Scuola che ne hanno massacrato la qualità, l’abolizione del servizio di leva obbligatorio… E si potrebbe continuare per ore.
Ciascuno di noi sa – ormai anche i quindicenni – che ci avevano promesso di portarci in un mondo fantastico, nuovo, veloce, efficiente, attento in primis ai bisogni del cittadino che diveniva il centro di tutta la vita della Nazione, e invece ci hanno precipitato in un mondo di merda! Un mondo di merda dove la prima attività del cittadino è difendersi da tutto quello che gli sta intorno e cercare il più possibile di difendere i propri cari, in particolare gli anziani, che sono quelli più mortalmente spaesati.

Non ostante tutto questo, la gente, quando apre un tg e sente parlare di guerra o di pandemia o di banche, crede a quella informazione che le ha mentito.
Ne usciremo mai? E se ne usciremo, ne usciremo migliori, come in questi ultimi anni si ama dire, o peggiori?
Giulio Bosetti era solito ripetere che “è vero: non c’è mai limite al meglio; ma non c’è nemmeno mai limite al peggio”.
In tal senso sono pessimista: ne usciremo peggiori. La pandemia (che miracolosamente Putin ha sconfitto in due giorni, non se ne parla più e nessuno si straccia le vesti per le manifestazioni di piazza pro pace senza osservanza delle regole Covid), la pandemia, dicevo, ce lo ha mostrato plasticamente che siamo decisamente peggiori di quel che immaginiamo e che spesso non c’è modo di fermarci. Non abbiamo avuto remore davanti a lavoratori privati dei loro diritti, di fronte alla frode sanitaria perpetuata a danno dello Stato e del cittadino, non ci siamo fatti problemi di fronte alle persone che sono state molto male a causa dei vaccini che ci venivano propinati, anche davanti alle morti accertate, non abbiamo battuto ciglio di fronte alla Costituzione calpestata, al sangue dei nostri padri coperto con una sabbia lercia e sporca. Come possiamo credere di “uscirne migliori”? Siamo già peggiori di prima, e lo saremo ancora di più perché non vediamo oltre il nostro stesso occhio. Siamo ciechi.

Io non sono con Putin. Ma non voglio arrivare a scuola e vedere i miei ragazzi in ansia, preoccupati, con gli occhi cerchiati dalla mancanza di sonno per il terrore della guerra. Escono – forse, se sarà loro consentito da governi schifosi – da due anni di pandemia che hanno stravolto la loro naturale gioventù, sono alla ricerca disperata di punti di riferimento a cui agganciarsi per potere ripartire alla scoperta della loro vita e delle loro aspirazioni, ed ora che forse gli viene concesso di guardare di nuovo l’orizzonte, devo vederli ripiombare in un nuovo terrore per una cosa che potrebbe anche non coinvolgerli fisicamente perché questa propaganda li fa sentire già fisicamente coinvolti? Vuol dire che il meccanismo della paura è entrato in loro, e vi rispondono come il cane di Pavlov, basta un nonnulla; e io non lo accetto. Se questo è il mondo in cui volete vederli calati fino alla fine dei loro giorni, è bene che qualcuno apra loro gli occhi solo per fargli capire che “il dubbio” è assioma imprescindibile di una vita libera, faticosa, dolorosa, ma libera. Che la Libertà è un duro cammino che ogni uomo deve compiere prima dentro se stesso e poi nel mondo. Che essere condizionati è il presupposto della schiavitù.
Ogni parola che potrà essere loro detta perché si riapproprino legittimamente del loro tempo verrà detta. Poco possiamo, ma non ci esimeremo dal farlo accompagnati dalla sola paura che un uomo ha il diritto di avere: la paura di sbagliare.
Tra Ettore e Achille sceglieremo sempre Ettore, perché abbiamo paura, ma dobbiamo andare.
Io non sto con Putin, ma solo la Verità ci farà liberi.
  

lunedì 17 gennaio 2022

ERA MIO NONNO

Il 17 gennaio sta per terminare. 
Oggi si festeggia Sant'Antonio Abate. Il santo del porcellino. 
Mio nonno, nacque a Messina proprio in questo giorno, nel 1906. La sua era una famiglia decisamente benestante, secondo alcuni ricordi ricca. Gli fu dato nome Antonio,  in onore del santo del giorno, e così per compleanno e onomastico ebbe sempre una sola festa.
Suo padre, Vittorio, era un disegnatore navale, la madre, una Crisafulli, proprietaria terriera. 
Vittorio morì presto, e mio nonno Antonio, da tutti detto Totò, si ritrovò a dover essere capofamiglia ben prima del tempo. Da quella morte tutta la sua vita cambiò. 
Le redini della famiglia furono prese in mano da un cugino che aveva sposato sua sorella Maria Rosaria, sposati con una dispensa ecclesiastica perché i matrimoni tra cugini non erano propriamente permessi. 
Il cugino, però, era un accanito giocatore, e come accade spesso in queste storie, dissipò in breve tempo, a Zicchinetta, tutto il patrimonio di famiglia. 
Le donne, a quei tempi, non parlavano. Le responsabilità erano dell'uomo, e loro vi si adeguavano qualsiasi cosa accadesse. 
La famiglia si ritrovò in miseria, il cugino-sposo fu colto da un improvviso malore e morì. Totò non aveva ancora 17 anni. Dovette lasciare gli studi. Ma non era pensabile, all'epoca, che le donne, soprattutto le donne di una famiglia agiata e nota in città, lavorassero. La sola strada fu l'emigrazione, la meta fu Roma. 
6 e 17, fa 23. Era dunque il 1923 quando, fatte le valigie, la famiglia La Bella/Crisafulli si trasferì nella capitale: era da poco arrivato il Fascismo. E Totò non trovò di meglio, per mantenere la famiglia che diventare un militare. Entrò nella Milizia. La famiglia trovò un po' di respiro. Non è difficile immaginare perché Totò vedesse il Cav. Benito Mussolini come una sorta di secondo padre. E a quel padre fu fedele sempre, finché alla caduta del fascismo, alla sconfitta, alla fine della guerra, Totò elaborò il nuovo lutto e di tutto quel periodo della sua vita non parlò mai più. 
Antonio ha vissuto da lì in poi la sua vita come tutti, tra gioie e dolori, benvoluto e rispettato da coloro che lo conoscevano. Nel 1963 perse la sua prima figlia per un brutto male. Da allora ha sempre portato la cravatta nera del lutto fino all'ultimo dei suoi giorni, non è mai più andato al cinema o a teatro. La sola cosa che si concedeva era andare al ristorante ma soltanto quando c'erano i suoi figli e i suoi nipoti.
Non tornò mai più in Sicilia. Tutte le volte che attraverso lo Stretto non riesco a non immaginare un ragazzo bello, di 17 anni anni che guarda la sua casa allontanarsi per sempre. Era mio nonno.   

OBTORTO COLLE

Dal caro amico nella vita e in Twitter, Ismaele, con grande piacere ricevo e pubblico, nella certezza che quanto prima si "sdebiterà" con un buon bicchiere di Nebbiolo.


Quirinale? O se volete ‘momento PeterGoodwin’.

A Torino c’era un barbiere che per ogni tornata elettorale o referendaria piazzava l’urna in negozio e faceva votare i clienti. Organizzava dibattiti che hanno richiesto l’occupazione autorizzata di suolo pubblico, con chiusura della via e maxischermi esterni, per i molti che non trovavano posto in barberia. Clientela che spaziava dal senato accademico al circolo degli immigrati sardi, dalle amministrazioni comunale-provinciale-regionale alla gente del quartiere, su su fino alle fondazioni delle banche e - non plus ultra - ai suonatori un po’ sballati e ai balordi come me. Mimmo non dava ragione a tutti e non stava sul vago perché, si sa, il cliente… no no: lui ti diceva la sua e contestava la tua. E poi a bere e mangiare e cantare. Alla sua memoria dedico questo texto. 


Qualche puntata fa il #GattoThunbergShow è decollato dalla vetta del Colle per raggiungere quote ben più elevate.

Per chi se la ricorda vorrei rimarcare che: 

1)la battaglia che rese non più credibile lo stato d’emergenza e portò alla destituzione del Comitato tecnico scientifico di salute pubblica con conseguente liquidazione dell’avvocato Maximilien Robersperr e della sua potenza fu quella di Fleurus e non quella di Valmy;

2) riguardo alle coordinate spaziali tutti gli interventi sono rimasti nel recinto italico, solo ‘Durezza del vivere’, col nome di David Sassoli, aveva montato il grandangolo; riguardo a quelle temporali non si è risaliti oltre Napolitano. 

E qui sta il problema. 

Non si tratta di un gioco fra i partiti. Si tratta dell’Ambasciata di Via Vittorio Veneto e di quella di via XX Settembre. E non si tratta di un ruolo del presidente che sarebbe cambiato con la nuova gestione, forno a legna, di Napolitano e Mattarella. Da qualche anno chiunque, anche se stava facendo l’Erasmus o prendendo un PhD, dovrebbero essersi accorto che la favola delle elementari - il presidente che taglia solo nastri - non è mai stata più vera di quell’altra sull’Italia paese sovrano nato dalle resistenze, mentre invece è nato dai condensatori. 

Chi ha detto che Mattarella “è spuntato fuori dal nulla” si è dimenticato che lo stesso fu Vice di D’Alema alla Presidenza del consiglio dei ministri, con delega ai servizi segreti, e Ministro della difesa nel secondo governo D’Alema. A quei tempi un ragazzino di nome Novak si esercitava fra un bombardamento e l’altro, in Serbia, dov’era Nato.

Cossiga lo ha detto e lo ha scritto di aver garantito per D’Alema con inglesi e americani, da ex-Presidente. Ma Scalfaro fu un tagliatore di nastri? E Ciampi? E Pertini non diede l’incarico al primo socialista di formare il governo? In piena autonomia? E Moro (cof, cof … ehm!)? e Segni? E Saragat, ieri citato come un pistola qualsiasi, dimenticando che il Partito socialdemocratico è stato letteralmente una creatura USA?

Ho cominciato a prendere sul serio la candidatura di Draghi al Quirinale il giorno in cui chiamò dittatore Erdogan. Non era una gaffe. Si parla di Libia, per dire. Leviamoci dalla testa l’idea che il presidente della Repubblica, nonché del suo Consiglio supremo di difesa, possa scaturire solo dall’aula sordocieca e arcobaleno. 

Ora, esiste la versione di Boni, secondo cui bisogna tifare per Draghi al Quirinale perché potrebbe fare meno danni, forse perché non completamente in grado di controllare l’imprevisto elettorale e le dinamiche fra i partiti. Insomma, sui massimi sistemi resterebbe in grado di esercitare un controllo, ma sull’attività ordinaria dell’esecutivo forse resterebbero margini di manovra. Mah…

Un pronostico forse non campato in aria è questo: Draghi resta a Chigi, e Mattarella resta al Quirinale, con la scusa del DDL Zanda, a tempo determinato. Poi: fine della legislatura approvato il DDL o al massimo al 2023, elezioni delle Camere ridotte dalla riforma e riallineate all’elettorato che non si astiene, dimissioni e elezioni presidenziali.



Ismaele @ChiamatemiI

martedì 14 dicembre 2021

MARIUCCIO, NOI NON CI ARRENDEREMO MAI!

E allora, Mariuccio Draghi, ce l'hai fatta, mi hai inoculato.
Ho resistito finché ho potuto a questo osceno clima da caccia alle streghe, ho dovuto mentire ad amici e parenti, mi sono dovuto nascondere come gli ebrei sotto la casa nel bellissimo film di Tarantino "Bastardi senza gloria"; e ho conosciuto, in questo osceno periodo per la nostra Repubblica piccoli carbonari come me che resistevano in silenzio e con dignità, la dignità dell'uomo che vuol essere libero, libero in tutti i modi che può. 
"La mia libertà inizia dove finisce la tua". Vi siete riempiti tutti la bocca con questa stronzata retorica. La Libertà non è uno spazio, né fisico né ideale, la Libertà è una condizione esistenziale, e tu Mariuccio caro, insieme ai tuoi sodali di governo tutti, ce l'avete a poco a poco sfilata in nome di un potere spietato e bastardo che vuole uccidere quello che i nostri padri e i nostri nonni hanno costruito con la fatica e con il sangue. La pandemia, caro Mariuccio, e mi rivolgo anche a chi c'era prima di te, a Giuseppi e ai suoi sodali, la pandemia non c'entra un cazzo. Le pandemie si superano, si trovano cure, rimedi, strumenti di prevenzione. Voi, in Italia e fuori Italia, voi invasati delle élite, voi che state pensando di sostituirvi a Dio, o di creare un nuovo Dio a vostro uso e consumo che possa essere adorato dalle masse acritiche, voi in tutto il globo avete fatto e fate di questa malattia un uso politico senza alcuna coscienza. Per questo io vi disprezzo. Sulle coscienze dei potenti del mondo ci sono i morti, pochi o tanti non conta, fosse pure uno è lì, su quelle coscienze, sulla coscienza di gente che non ha coscienza. 
Cos'è il potere? Una idea, una idea che cammina inarrestabile sulle gambe degli uomini e come tale è una fede. C'è chi userà questa fede per il bene comune, e chi per imporre la sua violenta ideologia. Perché una ideologia imposta non può che essere violenta e violenza. 
Il mio cuore politico è sempre stato e resta incrollabilmente vicino ad Aldo Moro, innanzi tutto perché la sua arma era il tentare disperatamente e costantemente di convincere le persone, senza mai imporre loro nulla. Quello per me è un padre, ed un uomo politico vero, e uno statista, il solo che abbia avuto questa Repubblica. 
Quelli come te, Mariuccio, quelli come i tuoi sodali, Speranza, Brunetta, Garavaglia ecc, ma cosa vuoi che siano, cosa vuoi che siate: a confronto siete la suola delle scarpe consumate di un uomo come quello e come quelli che in altri tempi questa Repubblica ha avuto. Persone che prima di ogni altra cosa hanno amato il popolo di questa Nazione. Voi ci disprezzate. Ma è reciproco, rassegnatevi. 
La sconfitta è lì, davanti a voi, e voi non la vedete. Giungerà tardi o presto e con essa le vostre notti dovranno fare i conti. Su di voi incombe la maledizione di Macbeth: "Macbeth ha ucciso il sonno, non dormirai mai più". 
Noi invece, nella nostra semplicità e purezza dormiremo sereni, la nostra coscienza è viva e tranquilla. 

Io sono un attore. Sono un attore temporaneamente prestato alla Scuola Pubblica (che voi odiate), per costruire un servizio alla nostra comunità di italiani. Un lavoro che mi tiene sempre e comunque vicino al mio lavoro e che faccio con amore e dedizione soprattutto verso le nuove generazioni. 
Ora tu mi hai costretto, in quanto "docente", a inocularmi. 
Bene, Mariuccio: che pensi di aver fatto, pensi di avermi sopito, di aver piegato la mia coscienza, pensate, voi e le vostre èlites di merda, che poi sono solo conciliaboli di cafoni parvenue, pensate di avermi piegato, di avere piegato me e tutti gli amici e/o colleghi che come me sentono la Libertà come bene assoluto e mai negoziabile, pensate che il ricatto dei soldi, della mancanza di lavoro, possa averci sottomesso? 
Beh, è bene che tu lo sappia, che lo sappiate tu e tutti i tuoi sodali: ho fatto la prima dose, farò anche la seconda, e poi Dio vedrà, perché mi avete costretto, ma questo ha reso il mio animo ancora più incazzato, sono ancora più determinato a stare nella arena politica per quello che posso e a fare di tutto perché sgombriate da quelle poltrone, perché il mio Paese, la mia Nazione possa ritrovare la sua dignità e possa tornare ad amare e difendere tutti i suoi cittadini, nella verità e nella giustizia, e che possa ritrovare finalmente compiuta appieno la Costituzione come faro, quella Costituzione che voi detestate perché è un impedimento ai vostri affari. 

C'è una cosa che non avete mai capito, forse perché non vi conviene comprenderla: noi non siamo contro niente. Noi vogliamo un mondo normale, con vaccini sicuri ed efficaci, con cure per tutti, con una gestione oculata e cosciente dei problemi, un mondo dove i lavoratori non siano ricattati, dove i Media non manipolino le notizie, dove alla gente non venga fatto il lavaggio del cervello, e soprattutto un mondo in cui tutti rispettino tutti perché chi li governa agisce nel rispetto di tutti, qualsiasi sia il loro pensiero, anche il più astruso. 
Sarebbe possibile con voi un mondo normale? E' chiaro che no. E allora non vi vogliamo, né oggi né mai né a Palazzo Chigi né al Colle. 
Hai 75 anni Mariuccio. Vai a casa a fare il nonno. E' la sola cosa buona che puoi fare se ancora hai un minimo di considerazione per questa che sarebbe la tua Patria. Questa nostra è solo una Dunkerque, stavolta le barche non arriveranno, siamo già noi le barche e ci salveremo, e riprenderemo la guerra. 
Nei modi più inimmaginabili, folli, storti, bislacchi... uno o un milione, soli o insieme, noi ci saremo sempre. 
Noi non ci arrenderemo mai. Perché non possiamo essere diversi da come siamo. 
Noi non ci arrenderemo mai! 


Dedico queste poche parole, l'amore, la rabbia e la tenacia che le hanno generate, a tutti i fratelli e le sorelle che si sono trovati, si trovano e si potranno ritrovare in questa nostra situazione di subire una violenza inaudita alla inviolabilità del loro corpo, e che socraticamente la accettano. A tutti loro il mio grazie per esistere e per lasciare nel mondo una parola, anche una sola parola che possa spingere l'uomo ad andare sempre avanti senza mai perdere la traccia principale della vita di tutti noi: la Libertà. 

martedì 12 ottobre 2021

I TEMPI SONO TRISTI

 I tempi sono tristi, scriveva il poeta. Io non sono un poeta, ma lo confermo. Sento nel cuore una profonda tristezza, segnata palpabilmente da tutto quel che ci circonda e da quanto sta accadendo in questi anni scellerati e terribili che chissà dove ci porteranno, sicuramente non in un mondo buono se così continuano a svolgersi le cose. 

I tempi sono tristi. Qualcosa, o qualcuno, non voglio saperlo per ora, ci ha divisi come con una spada affilata, e ci ritroviamo adesso su un unico campo di battaglia, alcuni in divisa blu, altri in uniforme rossa. E siam pronti ad ucciderci. Perché abbiamo smarrito la ragione. Di questo son certo: tutto dipende dal fatto che abbiamo smarrito la ragione. E la cosa più grave che ciascuna delle due parti è convinta che solo gli avversari, ormai nemici, abbiano smarrito la ragione. 

I tempi sono tristi. Si perdono così gli amici, forse la cosa più preziosa nella vita. Ma si spaccano anche le famiglie, quei porti sicuri dove ciascuno sa di potere riparare in qualsiasi momento e con qualsivoglia difficoltà. Si legge di figli contro i genitori, di genitori contro i figli, e si gode alle disgrazie altrui, anzi queste si aspettano, si cercano così da poter dire: "Visto che avevo ragione io". 

I tempi sono tristi. "Ragione", è la parola più a sproposito usata. Non c'è ragione in tutto questo, non c'è ragione nell'odio, e soprattutto non c'è ragione nel desiderio sfrenato di alcuni uomini di dominare tutti gli altri. E nemmeno c'è ragione nei dominati che si scontrano tra loro senza rendersi conto di essere solo pupi. 

I tempi sono... sono quello che sono, sono quello che abbiamo costruito nei decenni senza accorgerci, sia pure nella nostra buona fede, della brutta china che tanti ragionamenti, che ci parevano semplici e logici, ci facevano prendere. Di chi sarà la colpa? Non ha nemmeno più importanza saperlo, almeno adesso. Conta a questo punto sapere, capire, scoprire, cosa possiamo fare per rimettere in rotta la nave, e come possiamo fare per riprendere una navigazione sana, nel canale della ragione umana e soprattutto della Giustizia. 

I tempi sono... senza Giustizia. La cosa che più sento ci manca ad ogni livello e in ogni situazione, quella giustizia giusta fatta di piccole cose, di minimi gesti quotidiani che ti fanno sentire che la vita è possibile. Non parlo della grande causa nel grande tribunale dello Stato, ma della giusta osservanza quotidiana del vivere civile, della possibilità di vedere le regole condivise sulla carta, condivise per la strada, nelle case, nei palazzi, negli uffici, su un treno o un aereo. 

I tempi sono... senza prospettiva. Fino a ieri i giovani andavano via alla ricerca di una migliore opportunità di lavoro e vita, con dolore, perché quando si lascia la propria terra c'è sempre, sempre dolore, anche se non rivelato, ma andavano; lasciavano i vecchi, i loro vecchi, spesso ad altre giovani straniere che pure avevano dovuto lasciare la loro terra con dolore, e andavano. Oggi non vanno via solo i giovani, ma anche i vecchi, chi può va a viversi la pensione in un altro paese che spera migliore, dove non dovrà elemosinare una analisi del sangue e potrà comprare serenamente da mangiare e magari risparmiare pure qualcosa da mandare ai propri figli. E anche qui è dolore. Nessuno lascia mai la sua casa senza dolore. Morire lontano dal proprio cielo, dalla prima luce che si è vista nascendo, è una bestemmia che andrebbe punita dal cielo per chi l'ha prodotta. Chi resterà? 

I tempi sono tristi. Gli amici si allontanano, gli amori si fanno difficili, il pensiero è un privilegio che non ci si può più permettere, se non a costo di fatica, sofferenza e emarginazione. 

I tempi sono tristi. Resta solo l'amara consolazione che finiranno. Perché il tempo dell'uomo scorre e non torna. Peccato non ci sia dato sapere in quel momento dove saremo, sarebbe almeno una amara consolazione. 

I tempi sono tristi, e noi possiamo solo continuare ad andare avanti tenendo come unico vessillo la nostra coscienza. Che Dio ci aiuti.  

venerdì 17 settembre 2021

IL VERO SUCCESSO DEL LIBERISMO...

 


 

Il vero successo del liberismo è nell'aver reso ogni ragionamento facile, così che qualsiasi imbecille può sentirsi Einstein e credersi in diritto di parlare.

  



mercoledì 2 giugno 2021

ITACA SORELLA - (un poesia)

Tebe è lontana
e Sparta più s’avvicina. 
Ci resto solo Itaca sorella
e quel suo bianco mare a cui porgemmo
i calcagni rosati e il primo sguardo
sull’infinita vastità del mondo. 

Chi fummo noi, e chi saremo,
cosa ci attrae in fondo a quel mistero
che vive in ogni pallido orizzonte, 
cosa ci spinse 
a tuffarci già nudi a quelle onde?

Tebe è lontana, dal cuore
desiderata, e una tristezza sempre 
ne accompagna il ricordo. 

Tebe è lontana, e langue
nel racconto scolpito dai poeti, 
ricordo dei suoi re
ciechi d’amore, vivi nel coraggio 
delle battaglie, e delle donne mute
aspre d’audacia, e forti di parole 
sfuggite al nodo di colpevoli amori. 

Tebe è lontana.
Sparta riposa nel suo orgoglio stanco
tra il silenzio dei prodi e degli ulivi. 
E il silenzio l’avvolge.

Tebe è lontana,
e Atene è uno scoglio nel mare
dove approdare 
a una salvezza che non è ritorno. 

Tebe è lontana.

Ma c’è una casa piccola nel mare,
un punto bianco dentro l’orizzonte,
casa nuova ed antica
a cui tornare, e raccontare
chi fummo noi
e chi conosceremo
nella breve illusione d’ogni viaggio. 

È Itaca sorella, 
e quel suo bianco mare
che ci diede battesimo alla vita,
è la mano di un vecchio ancora tesa,
il cuore della sposa, 
l’occhio del figlio che ci cerca ancora.

Chi fummo noi, 
e cosa conoscemmo
d’infiniti mondi e d’uomini
e di guerre, 
d’amori e d’abbandoni,
delle notti, le stelle, e dei chiarori
nelle paure, il petto nei fulgori? 

Una piccola casa in fondo al mare,
un punto bianco dentro l’orizzonte,
bere e lavare il viso alla sua fonte,
partimmo solo per poter tornare.