Mi sono ritrovato in una simpatica pagina facebook a chiacchierare con altri appassionati audiofili come me, patiti di amplificatori, giradischi, casse e altre diavolerie, di musica liquida.
Il tutto è partito dalla richiesta di consiglio di un partecipante su quale lettore streamer comprare. Per chi non lo sapesse, il lettore Streamer di rete è una macchina che si collega a internet e ti dà la possibilità di usufruire di tutti quei servizi di musica che sono on line, Spotify, Qobuz, Amazon music, Youtube music e tanti altri. O meglio, i lettori di alta gamma ti offrono la possibilità di collegarti a tutto, quelli di fascia più umana soltanto ad una serie di servizi con i quali, è abbastanza chiaro, la casa costruttrice ha una qualche convenzione. È un po’ come quando sui telecomandi della tv trovate già il tasto di accesso a Netflix o a Disney channel.
Chiariamo un altro punto: quando parlo di alta gamma, mi riferisco ad apparecchi che superano 1500, o anche 2000 leuri freschi freschi, e che per suonare hanno comunque bisogno di un amplificatore, di casse acustiche ecc. La gamma bassa sta ovviamente sotto e trovate apparecchi che funzionano egregiamente anche per 150 euro. Il perché un audiofilo compri un apparecchio da duemila euro è facilmente comprensibile: all’appassionato non puoi comandare, ed è come un amante delle auto che prende una Ferrari, sia pure usata, sia pure per tenerla 350 giorni l’anno nel garage, ma si scioglie “liquido” quando la guarda.
Ultima annotazione: per funzionare lo streamer di rete ha bisogno di una ottima connessione internet, il che è un ulteriore problema.
Fatta questa premessa per i non appassionati, diciamo che la discussione è andata verso l’eterno ed annoso problema: come supporto per l’ascolto, meglio la musica liquida, il cd, o il vecchio e glorioso vinile? Io, come ho scritto ai partecipanti al forum, non ho dubbi: su tutto vince ancora il vinile, ma ci sono sicuramente un’altra serie di riflessioni da fare, di carattere più sociologico che prettamente audiofilo/musicale.
Dunque: tra il vinile e gli altri supporti a mio parere non c’è paragone, dato che già non ce n’era tra vinile e cd, figuriamoci col resto.
Mi dicono che le campionature per la musica liquida siano più ampie e ricche, al mio orecchio francamente non pare e il massimo di differenza che sento è se collego al bluetooth dell'amplificatore il telefono o il pc, con un netto vantaggio per il computer.
La musica liquida, a mio vedere, come tutta la tecnologia moderna, ha un solo scopo: renderti facile la vita. Peccato che "facile" non sia "semplice", e alla fine, se osservi, la facilità diventa un danno, poiché abitua il cervello a un minor livello di attenzione, ne smorza gradualmente l’interesse.
Quando mettevamo sul piatto del giradischi un LP di un qualsiasi cantante, o una sinfonia, o un’opera lirica, tendenzialmente ascoltavamo dall'inizio alla fine; ora ci prende la noia, come con lo scrolling, e passiamo da un cantante a un altro. Eppure - non parlo di musica classica dove il meccanismo di saltare da un primo movimento di una sinfonia di Mozart a una giga di Bach e poi a un Notturno di Chopin è a dir poco innervosente, insopportabile, intollerabile – eppure, dicevo, quando ha creato il suo Long Playing il cantante ha pensato a una disposizione di brani che costruissero, nelle sue intenzioni, un discorso composito. Non era presumibilmente per una estrazione a sorte se “Sono solo canzonette” di Eduardo Bennato iniziava con “Ma che sarà” e finiva con la canzone che dava il titolo al disco, o se “Revolver” dei Beatles inizia con “Taxman”, prosegue con “I’m only sleeping” e via dicendo. Anche nella semplice alternanza di brani più… animati e brani più “dolci” c’è evidentemente la volontà di creare una emozione. E non addentriamoci nemmeno nella sequenza di costruzione di una sinfonia di Beethoven o Brahms.
Il problema con la cosiddetta musica liquida - definizione che non casualmente riprende quella di Baumann sulla società liquida, i cui principi ho qui trovato ottimamente sintetizzati
- il problema con la musica liquida, è che il tuo atto di ascolto non è più un atto di conoscenza, come leggere un libro o vedere un film, ma la musica diventa una sorta di mero sottofondo alle altre tue attività, una specie di colonna sonora alla tua vita, dove ogni pezzo, che magari appartiene a un determinato genere che l'algoritmo ha identificato come il tuo preferito, va bene. E per quanto possiamo amare Morricone o Williams le loro belle musiche accompagnano, favoriscono la creazione di una atmosfera, sottolineano passaggi, ma la parte predominante, quella che stiamo seguendo è il film, non la musica, al punto che nei concerti di questi splendidi autori ci esaltiamo solo quando riconosciamo il film in cui quel brano è inserito, e questo penso sia innegabile.
E' vero, mi piace il jazz, ma non è che un qualsiasi pezzo di jazz in quel preciso momento in cui voglio ascoltare musica mi va bene. E ancora peggio: nel procedere dell’ascolto tollero, aspetto, subisco uno o più pezzi che non amo attendendo quello che mi piace, oppure salto da un brano all’altro senza arrivare mai in fondo. Mi si dirà che è per questo motivo che ci sono le playlist, ma avete mai provato a usare una playlist su queste piattaforme digitali? Costruisci la tua play, ma se non paghi la sequenza che hai costruito non viene seguita, si salta comunque da una musica a un'altra, e magari non puoi ascoltare la canzone che ti piace più di un tot numero di volte e devi aspettare il giorno dopo… Almeno il lettore cd, con il suo bel telecomando, ti permetteva questo: voglio ascoltare dieci volte di seguito “Life on Mars”! Fatto! E anche l'idea che hai "tutto il mondo musicale a tua disposizione", oltre a essere una pia illusione, per il discorso, ad esempio, che esistono accordi tra le varie case e non tutte stanno con tutte, reprime quel grande atto dell'uomo che è vitale per la conoscenza: la ricerca spinta dalla curiosità, dalla voglia di conoscere e sapere. Dove saremmo oggi senza questo elemento? Ci faremmo ancora curare dagli stregoni e il massimo che avremmo è i tamburi sui tronchi di legno, o al massimo il flautino di Pan. Non mi pare propriamente interessante.
Sarò forse esagerato nelle mie riflessioni, ma io evito la musica liquida il più possibile. Non la escludo del tutto, come gli elementi contemporanei della tecnologia offre di certo una serie di vantaggi, ma non sono ancora disposto a buttare tutto il passato a mare per lanciarmi in un futuro che non vedo, anzi non sento, propriamente al servizio dell’uomo.








