Gent. Sig.a Balzerani,
trovo francamente superfluo segnalarle che le sue esternazioni in occasione del quarantennale del rapimento di Aldo Moro e dell'omicidio degli uomini della sua scorta, di cui lei e i suoi compagni siete colpevoli, siano di una pochezza, nonché di una inutilità a dir poco imbarazzante.
Troppo facile rinfacciarle che le sue parole giungono in concomitanza con la pubblicazione del suo secondo libro, del quale, se non fosse stato per questa "sparata", nessuno avrebbe avuto notizia; perché a mio vedere la colpa è più dei Media che sua, Media che nell'enfasi "scandalistica " che ormai li domina non han fatto altro che fornirle pubblicità gratuita.
Ritengo più interessante, invece, gent. sig.a Balzerani, lasciarle un paio di questioni sulle quali lei e suoi sodali fareste bene a riflettere. Perché, che a vent'anni si possa essere invasati da una ideologia che rende sordi e ciechi a qualsiasi sollecitazione razionale esterna, è fatto comprensibile, ma che dopo quaranta non si sia capito quel che davvero si è fatto, e ciò che effettivamente è successo, per cui ci si sente in diritto di dileggiare le proprie vittime come se quelle azioni compiute non dipendessero più nemmeno da noi colpevoli... beh, questo è di una gravità che non solo fa cascare le braccia, ma chiude pacificamente qualsiasi tipo di canale comunicativo, anche quelli sostenuti dalla cristiana comprensione.
Perché veda, gent. sig.a Balzerani, quello che pare proprio lei e i suoi compagni non avete compreso - quanto meno non ce ne avete dato notizia, e dovreste se, come lei in qualche modo dice, non volete che solo le vittime scrivano la storia - è di quale portata sia stato il vostro fallimento.
Io vi immagino, lì, nelle vostre riunioni giovanili, carbonare, appassionate, combattute, a ripetere una sequela di frasi che contenevano parole come "imperialismo", "finanza", "capitale", "mondialismo", "globalismo"... tutte parole che, come avrà visto se non vive fuori dal mondo, siamo tornati purtroppo a ripetere.
E sa perché, gent. sig.ra Balzerani?
Perché voi siete stati gli artefici della eliminazione, in questo Paese (e non solo), proprio di colui - o di uno dei pochissimi - che a quel processo imperialista si stava tenacemente opponendo; voi i paladini dell'anti-capitalismo, siete stati gli utili idioti del Capitalismo.
Che non lo abbiate compreso all'epoca... beh, non ve ne si può fare una colpa, visto che tanti di noi, in quegli stessi tempi, non avevano compreso. Non c'erano i mezzi, gli strumenti; ma il tempo ha giocato a nostro favore, e per quanto ancora nebuloso, il quadro si sta pian piano rivelando.
Contribuire alla totale evaporazione di questa nebulosa, questo sì, vi renderebbe dignità di cittadini che, sia pur colpevoli, meriterebbero l'atto della riconciliazione.
Ma ormai da voi noi ci aspettiamo tanto.
Riascoltando in questi giorni, alcune vostre telefonate, come quella alla Sig.a Eleonora Moro e l'ultima al prof. Tritto, si comprende oggi la vostra inconsistenza militare e ideologica. Mi riferisco a quei tentennamenti, a quella pietas che si rilevano in voce e parole: par d'essere di fronte a ragazzi che vogliono fare la rivoluzione con l'approvazione del re, non avendo cioè il coraggio d'essere fino in fondo ciò che hanno scelto di essere.
Se già questo era il livello, perché dovremmo oggi aspettarci qualcosa di nuovo da voi, un colpo a sorpresa, un ribaltamento reale del tavolo, un impeto di coraggio. Non vogliamo più nemmeno saperlo il motivo del vostro silenzio e delle vostre palesi menzogne, tanto ci è chiaro che siamo di fronte alla pochezza.
Alla verità, sia pur lentamente, ci arriveremo da soli, questo Paese ci arriverà da solo, non dubitatene.
Quale sarebbe dunque, gent. sig.a Balzerani, questo ruolo "altro" rispetto alle vittime che ella rivendica? Vorrebbe forse dirci che sarebbe anch'ella una vittima con il diritto e la dignità per poter scrivere la Storia? Ma a parte che la Storia voi già la scriveste in quei 55 giorni, vittima ella ci si fece da sola con le sue scelte e insieme ai suoi sodali; e quando dopo avreste potuto contribuire alla riscrittura proprio di quella Storia... avete persa l'occasione.
E l'avete persa due volte, perché voi non avete ancora compreso realmente chi sono le vittime.
Rilegga oggi la Storia, quel che è accaduto dopo quel 9 maggio 1978, il succedersi degli avvenimenti politici, economici, sociali, il declino perpetuo che da quel giorno ha conosciuto il nostro Paese e la nostra democrazia, la situazione in cui oggi con chiara evidenza ci ritroviamo, situazione in cui siamo costretti a riutilizzare, come le dicevo, proprio quelle che erano le parole delle vostre battaglie.
Aldo Moro (e i pochissimi come lui, le cui morti sono ancora avvolte dal mistero), gent. sig.a Balzerani, era il nostro muro contro la definitiva sconfitta, contro il divenire irrimediabilmente una colonia dello straniero, una terra di conquista, un bacino di forza lavoro sfruttata e senza diritti... Aldo Moro (il punto più alto di quei pochissimi!), con le sue idee, le sue azioni, i legami che con una tenacia incredibile a guardare l'uomo mite costruiva, le politiche messe pazientemente in campo, l'azione costante e coraggiosissima contro tutto il Potere, quello vero e feroce, era la nostra voglia di divenire una Repubblica adulta e autonoma dopo gli anni bui, con tutte le sue storture, le sue frizioni, gli errori, gli orrori, le difficoltà, le ansie e le paure, ma una vera Repubblica.
Qualcuno di voi, come Anna Laura Braghetti, lo ha compreso, mi pare, che in quell'uomo mite c'era molto di più di quanto voi immaginaste. C'era - mi ascolti - la speranza di una Nazione. Voi avete contribuito ad asservirci al più bieco Potere capitalista, che sta facendo di noi carne da macello.
Le vittime, gent. sig.a Balzerani, non sono soltanto coloro che direttamente colpiste, i familiari degli agenti di scorta e del Presidente, le vittime siamo stati da quel momento tutti noi, tutti noi Italiani siamo le vittime della vostra azione scellerata. Noi Italiani che siamo qui, oggi, costretti quotidianamente alla lotta con quel Capitalismo che è riuscito lentamente a smembrare i diritti che i lavoratori si erano duramente conquistati, e a rubare la ricchezza che i nostri anziani avevano faticosamente costruito. Noi, come ha sintetizzato lo storico Gotor, eravamo il Paese che aveva perso la guerra ma vinto il dopoguerra. Voi ci avete ricacciati indietro, come con un calcio in bocca, alla nostra condizione di colonizzati.
Io credo che i giovani abbiano sempre il diritto di pensare di cambiare il mondo, e possono fare errori anche giganteschi; ma giunge il giorno in cui si comprende e si agisce in conseguenza.
Nella figura di Aldo Moro voi avete contribuito all'assassinio di un popolo. Le vittime siamo tutti noi. Commemoreremo i 40 anni, i 50, i 60 e i 70... e ce ne sentiremo sempre nel pieno diritto.
Lei, invece, ascolti il mio consiglio, gent. sig.a Balzerani, alla prossima occasione, taccia!
Anche perché dovrà sapere che nessuno le darà più ascolto, se non che una banda di altri utili idioti vostri pari che oggi vi hanno sostituito pur senza esserne ancora minimamente consapevoli al servizio di quel Capitale che credono di criticare.
Noi, gent. sig.a Balzerani, abbiamo altro da fare che ascoltare le sue estemporanee pulsioni. Dobbiamo ricostruire un Paese dalle macerie che ci avete lasciato. Senza di voi, e soprattutto senza i vostri metodi.
Sono nato a Salerno, nella Hippocratica Civitas. E sono un Attore, un hypocrita. "Un attore – insegnava Marisa Fabbri - è prima di ogni altra cosa un cittadino". Si può dunque parlare di Teatro senza porre un accorto interesse verso tutto quello che ci circonda? Non credo. E non è mia volontà. Forse alla fine il cittadino avrà il sopravvento; ma così non fosse, sarebbe ancora il Teatro, avrebbe mai avuto senso l'essere Attore? Spero così siano chiari senso e bizzarro titolo di questo blog.
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domenica 18 marzo 2018
mercoledì 30 novembre 2016
IO SOSTENITORE DEL NO, TEMO VINCERÀ IL Sì (5 spunti di riflessione)
Avevo cominciato a scrivere un post per spiegare perché io, sostenitore del NO, temo vincerà il Sì.
Mi sono poi accorto che stava venendo fuori un articolo interminabile. In pochissimi, forse nessuno lo avrebbe letto, nemmeno i miei sei affezionati lettori.
A quel punto ho deciso di prendere un'altra strada, fidando sul fatto che, soprattutto se seguite altri importanti blog, alcuni dei quali menzionati qui a fianco tra i miei preferiti, avete imparato a unire i puntini.
Limito il discorso, allora, anzi non lo faccio proprio e vi propongo una serie di brani, letterari, cinematografici e teatrali. Le parti in grassetto sono mie evidenziazioni.
A voi le deduzioni.
Da “Il memoriale della Repubblica” dello storico Miguel Gotor, oggi deputato del PD, pubblicato da Einaudi
(Il pezzo che cito non è semplicemente “la deduzione dello storico”; esso può essere considerato come felice sintesi ottimamente corredata da una serie di note che rimandano a testi originali e ad altri studi sulla figura dello statista italiano; reputo quindi possa essere acquisito come spunto di riflessione)
“Come ha spiegato
Giovanni Moro in un’intervista del 1998, il padre, nel rivendicare il ruolo
della DC, aveva tematizzato come pochi il conflitto
tra sistema politico e società italiana, acutamente consapevole della
perdita di autorevolezza e della deligittimazione dei partiti che non avrebbero
più potuto rivendicare il monopolio della dimensione pubblica. Sotto questo
profilo Moro, sia da libero sia da prigioniero, è stato il politico italiano
che meglio di ogni altro si è reso conto della crisi delle regole democratiche, intesa come difficoltà del sistema di governo parlamentare di risolvere il dilemma
tra rappresentanza e decisione. Un problema comune a tante democrazie
occidentali, ma che in Italia, ancora trent’anni dopo, si avverte con
particolare urgenza. Moro, con la sua insistenza sulla presenza nella penisola
di una destra profonda e non completamente espressa, sembrava ricordare che la nazionalizzazione delle masse nel nostro
paese era avvenuta sotto il fascismo e perciò aveva assunto caratteri inevitabilmente
autoritari. Una miscela particolare di iperpolitica e di antipolitica che la
crisi degli anni Settanta avrebbe riportato in auge, naturalmente sotto forme
nuove e adeguate alla mutazione dei tempi. Un fattore obiettivo che avrebbe
condizionato gli sviluppi della qualità della democrazia italiana nel lungo
periodo, favorendovi l’attecchimento,
più che altrove, di modelli populistici e plebiscitari, di cui nelle pagine
di Moro si legge in controluce la previsione”.
Da "Il generale della Rovere", film del 1959 di Roberto Rossellini, dall'omonimo romanzo di Indro Montanelli
Dal volume “Morte di un presidente”, sempre sul caso Moro, del giornalista Paolo Cucchiarelli, ed. Ponte alle Grazie:
“Nel 1946, Umberto Saba
coglieva un elemento ancora oggi utile a capire l’Italia e anche il senso
ultimo dell’omicidio Moro:
Vi
siete mai chiesti perché l’Italia non ha mai avuto in tutta la sua storia, da
Roma a oggi, una sola vera rivoluzione? La risposta – chiave che apre molto
porte – è forse la storia d’Italia in poche righe. Gli italiani non sono dei parricidi: sono fratricidi. Romolo e
Remo, Ferruccio e Maramaldo, Mussolini e i socialisti, Badoglio e Graziani
(...). Gli italiani sono l’unico popolo (credo) che abbiano alla base della
loro storia (o della loro leggenda) un fratricidio. Ed è solo col parricidio
(uccisione del vecchio) che si inizia una rivoluzione (...) gli italiani vogliono darsi al padre, ed
avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli.
L’omicidio Moro è
l’unico tentativo – non simbolico – di “uccisione del padre portato a
compimento dalla generazione della rivolta post ’68; il problema è che fu
colpito il padre sbagliato, con tutte le conseguenze dirette e indirette del caso,
tra cui l’asservimento psicologico e politico che avrebbe caratterizzato gli
anni successivi.”
Da "Il sindaco del rione Sanità" di Eduardo De Filippo
Per chiudere, da "Scritti corsari" di Pier Paolo Pasolini, ed. Garzanti, inizio del brano "Fascista", intervista di Massimo Fini
"Esiste oggi una forma di antifascismo archeologico che è poi un buon pretesto per procurarsi una patente di antifascismo reale. Si tratta di un antifascismo facile che ha per oggetto ed obiettivo un fascismo arcaico che non esiste più e che non esisterà mai. (...) Io credo, lo credo profondamente, che il vero fascismo sia quello che i sociologi hanno troppo bonariamente chiamato "la società dei consumi". Una definizione che sembra innocua, puramente indicativa. Ed invece no. Se uno osserva bene la realtà, e soprattutto se uno sa leggere intorno negli oggetti, nel paesaggio, nell'urbanistica e, soprattutto, negli uomini, vede che i risultati di questa spensierata società dei consumi sono i risultati di una dittatura, di un vero e proprio fascismo. Nel film di Naldini ("Fascista", ndc) noi abbiamo visto giovani inquadrati, in divisa... Con una differenza però. Allora i giovani nel momento stesso in cui si toglievano la divisa e riprendevano la strada verso i loro paesi ed i loro campi, ritornavano gli italiani di cento, di centocinquant'anni addietro, come prima del fascismo.
Il fascismo in realtà li aveva resi dei pagliacci, dei servi, e forse in parte anche convinti, ma non li aveva toccati sul serio, nel fondo dell'anima, nel loro modo di essere. Questo nuovo fascismo, questa società dei consumi, invece, ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell'intimo, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali. Non si tratta più, come all'epoca mussoliniana, di una irregimentazione superficiale, scenografica, ma di una irrigimentazione reale che ha rubato e cambiato loro l'anima. Il che significa, in definitiva, che questa "civiltà dei consumi" è una civiltà dittatoriale. Insomma se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, la "società dei consumi" ha bene realizzato il fascismo".
Credo si possa finire qui.
Materiale spero di averne fornito a sufficienza.
Voglio ricordarvi soltanto che Pier Paolo Pasolini fu assassinato nel 1975; Aldo Moro nel 1978.
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