27 marzo. È la giornata mondiale del teatro.
Non mi piacciono le giornate mondiali, non so che cavolo vogliano significare. Mi pare altresì un becero modo per cercare di sostituire le feste locali, le tradizioni religiose e nazionali, per inventare appuntamenti globalisti, e mi domando spesso quanto una cosa come la giornata mondiale del teatro, o dei nonni, o del gatto, o della bicicletta abbiano rilevanza in Vietnam, in Congo, nel Paraguay o alle isole Samoa, quanto siano sentite in Olanda o in Estonia, se se ne parla allo stesso modo a Malta o in Canada.
Francamente, delle giornate mondiali di qualsiasi genere o su qualsivoglia argomento, me ne importa meno di zero, ed ancor più sinceramente non ho bisogno di una giornata mondiale per ricordarmi di chi sono, di tutti coloro che mi hanno preceduto, di guardare a coloro che verranno dopo di noi, di ringraziare di cuore tutti, i grandissimi come gli sconosciuti del teatro di ogni tempo e di ogni epoca, quelli che io chiamo “i senza nome e senza memoria”, quelli senza i quali, ne sono più che certo, il teatro non sarebbe mai e poi mai arrivato fino a noi, e senza i quali non arriverà mai ai nostri bisnipoti e anche oltre.
Invece di guardare una immagine di Eduardo, di Molière, di Miller, di Cechov o di Goldoni, oggi, se veramente volete pensare al Teatro e alla sua primaria ed unica essenza, gli attori, provate a immaginare chi potevano essere quelli sulle carrette che portavano in giro i fescennini, o che si lanciavano sui palchi delle sacre rappresentazioni medievali, che in un villaggio del Giappone o della Cina si cimentavano nel Nō, o nel Kabuki, ai comici che sotto una tenda ricorrevano ai più bassi stratagemmi del mestiere per commuovere o far ridere un pubblico rozzo di poveri contadini bruciati dal sole nel corpo e nell’anima.
A che serve una Giornata mondiale del Teatro se non pensiamo per un attimo a chi non viene mai ricordato. Lasciamo per un giorno perdere i personaggi famosi, ma inventiamo i nomi di quegli sconosciuti, diciamoli nella nostra mente, immaginiamo i loro volti segnati dalla passione per un’arte che chiede solo d’essere amata come un figlio o un padre, come chi è giusto che abbia tutto l’amore senza chiedere, come chi è giusto che dia tutto l’amore senza che gli sia chiesto.
Stiamo in silenzio, a guardare la nostra piccola stanza, i ritratti di quei volti mancanti sulle nostre pareti, ricordiamo ogni attimo trascorso nei nostri camerini, case comuni, immaginiamo tutti coloro che vi sono passati e ringraziamoli.
In silenzio.
Null'altro.
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| Un attore e un tecnico riposano stanchi dietro le quinte |

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