Uno dei motivi, penso, della vittoria eclatante del No al Sud è dovuto non solo alle appartenenze di partito, ma al fatto che molti di quei bei giovanotti che sbandierano il drappo rosso nelle piazze sono meridionali fuori sede tornati a casa per votare.
La questione dei giovani è decisamente annosa e coinvolge il livello di istruzione e crescita delle menti che la scuola fornisce, stimola, promuove, attiva. Evidente che abbiamo tirato su una generazione di utili idioti incapaci di pensare con la loro testa, che procedono per slogan, il cui livello massimo di attenzione è quello del tempo di un reell di instagram (e a proposito, nella vecchia scuola, non dico quella del 1950, ma quella in cui noi siamo cresciuti e siamo stati istruiti, fine '70 primi '80, ci abituavano a pensare con la nostra testa, e guarda guarda siamo cresciuti comunisti, socialisti, democristiani, repubblicani, liberali, quindi non mi dite che nella scuola dei nostri tempi si indottrinava al fascismo, poiché è stato palesemente il contrario).
Tra i mille altri, penso ci sia un serissimo problema che si chiama: genitori.
Ma non perché, come starete subito pensando in riflesso pavloviano, i genitori "non sanno più fare il loro lavoro", ma semplicemente perché essi sono generalmente convinti che la scuola di oggi, sia esattamente la scuola dei loro tempi, che la scuola dei loro figli sia perfettamente uguale alla loro scuola, credono ancora, e ci credono seriamente, che i docenti siano quelli della loro epoca, arcigni, implacabili, con "poteri" enormi sui loro figli e possibilità di insegnamento sterminate; credono, davvero, che quando il loro figlio prende 8 o 9, quello sia il voto che davvero merita, voto che loro, negli anni dello studio, mai sono riusciti ad avere; si fidano del fatto che insegnare a scrivere cominciando dallo stampatello maiuscolo sia efficace, anche se tutto dimostra il contrario, che se uno psicologo dice che il loro figlio è dislessico, disortografico, discalculico... il bambino lo sia davvero, senza alcun dubbio; protestano perché non c'è la gita in terza media o in terza liceo, perché la scuola non compra la carta igienica o non ripara i soffitti con i milionari fondi del PNRR (senza sapere che la scuola non può farlo!), ma non si chiedono cosa fanno i figli durante le interminabili ore di: orientamento (in e fuori sede), pcto, asl-educazione alimentare, asl-educazione malattie sessualmente trasmissibili, FFOO-sicurezza stradale, FFOO-alcol e droghe, partecipazione a conferenze (in e fuori sede), a convegni di vario genere, uscite di un giorno, uscite di più giorni, uscite per il teatro, il cinema, il concerto, l'opera lirica, la mostra di pittura o di moda, progetti di varia natura, ecc. ecc. ecc. Non hanno la minima idea del numero di ore di lezione che i loro figli perdono per una serie di stupidate inenarrabili, e soprattutto sono certi che debba andare così senza porsi alcuna domanda.
Quando il loro bambino, la loro bambina arriva alla scelta del liceo, l'unica domanda che si fanno è: "che lavoro farà dopo", e mai "che persona diventerà mio figlio, chi sarà nella vita". Pur di non avere problemi - ed in questo è il vero rifiuto di fare "il loro lavoro" - hanno accolto l'idea che si studi per lavorare, che la scuola debba solo servire a trovare un lavoro, rifiutando l'idea che l'istruzione serva a formare una persona, un cittadino, che la scuola sia la palestra della società in cui poi i loro figli vivranno, dimenticando spesso che loro stessi fanno lavori soddisfacenti ma diversi da ciò per cui hanno studiato.
Non sanno cosa è la scuola d'oggi, e non se lo chiedono nemmeno. Il risultato è sotto i nostri occhi, con ragazzi che non sanno comporre due frasi in italiano corretto, che non conoscono la Storia o la Geografia, che soprattutto, non avvezzi ad affrontare le difficoltà, si bloccano davanti a qualsivoglia problema dichiarando ansia e stress per non si sa cosa.
In questa ridda di pensieri mi domando anche se, capendo quanto questa scuola sia diversa dalla loro, inizierebbero a protestare. Difficile, anzi difficilissimo. Dovrebbero "elaborare un lutto", affrontare un problema, rendersi conto quanto i figli possano essere una rinuncia, una fatica, una responsabilità... e non so quanti di loro siano pronti e disposti a farlo.
Non mi preoccupa il fatto che i ragazzi votino NO, mi preoccupa quel che leggo sui tanti social quando ne leggo le motivazioni. La scuola, in questo scenario, è diventato un problema.
Nessun commento:
Posta un commento
dite pure quel che volete, siete solo pregati di evitare commenti inutili e volgarità.